Lunedì 21 Maggio 2012

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Castiglione Marittimo: Cenni Storici PDF Stampa E-mail

Frazione del comune di Falerna (Cz), composta di Castiglione Marittimo, Marina Scalo e da case sparse.

In posizione eminente, poco distante dal mare, detto un tempo soltanto Castiglione, sia per la fortezza del castello che per il sito. Nel Luglio del 1459 fu occupato dai contadini ribelli schierati col Marchese di Crotone, e poi preso dal Re, venne distrutto, e gli occupanti che non vi perirono, si dileguarono. Nel 1528, obbedendo al suo feudatario, Giovan Cesare d’Acquino, si schierò contro gli spagnuoli, in favore del Lautrec. Nel 1799 venne confiscato dal Cardinale Ruffo per punire il ribelle feudatario, partigiano dei francesi.

Feudo dapprima della famiglia cosentina dei Castiglione, da cui pare prendesse il nome. Nel 1306 veniva in possesso di Adinolfo d’Aquino, nella cui famiglia rimaneva fino al 1799. Nel 1606 i d’Aquino v’incardinarono il titolo di Principe, rimanendo al primogenito il titolo di Conte di Martirano.

L’ordinamento amministrativo della Calabria, disposto nel 1799 dal Generale Championnet, l’includeva nel dipartimento della Sagra, Cantone di Nicastro. La legge francese 19-1-1807 ne faceva un luogo, ovverosia un’Università del cosidetto Governo di Martirano. Il successivo riordino, disposto per decreto 4-V-1811, in virtù del quale venivano istituiti i Comuni ed i Circondari, assegnandogli il Villaggio, cioè la Frazione di Falerna, lo comprendeva nel costituito Corcondario di Martirano. La sistemazione amministrativa data dai Borboni per Legge 1-V-1816 ne faceva un villaggio di Nocera. Il decerto del 2-IV-1832 che ripartiva in due il Circondario di Martirano, l’assegnava qual Villaggio di Falerna, al Circondario di Nocera.

Resti del castello, rovinato dal terremoto del 1638, e riedificato dal Principe Luigi d’Acquino, che vi aggiunse più forti muraglie, tanto da farne il più forte e grandioso complesso militare della zona.

  Andava rinomato per la qualità del vino che vi si produceva, e per l’olio eccellente. Diffuso vi era l’allevamento del baco da seta.

Nel 1532 contava 192 fuochi, 217 nel 1545, 228 nel 1561, 194 nel 1595, 213 nel 1648. 149 nel 1669, e 215 alla fine del secolo. Cento anni dopo gli abitanti erano 366

Ai fatti del Risorgimento parteciparono: Marco Aiello; Giuseppe Bloise; Giuseppe Barletta; don Gregorio Bartoli; Matteo Cardamone; Giovanni Fato; Felice Gatto; Antonio e Giuseppe Giambraro; Giacinto Giammarinò; Nicola Jensi; Francesco Leone; Domenico e Gennaro Leone: Domenico e Gennaro Marsico; Giuseppe Antonio Maruca; Antonio Notarianni; don Carmine Pettinato; Giuseppe Rijllo; Federico Rocca; Francesco Runca; Gaetano Sirianni; Antonio Torelli; Michele Torquato; Antonio Trunzo-Golese.

È nella diocesi di Nicastro. La Parrocchia è intitolata a S. Antonio Abate. Un tempo vi erano le Confraternite laicali intitolate al Santissimo Sacramento ed a Santa Maria del Suffragio.

 
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